Sara Baroni
Brand Journalist • Visual Identity
Sara si sentiva divisa tra mondi diversi che le appartenevano tutti,
ma che nella sua comunicazione non riuscivano a stare insieme.
Da una parte le parole, il giornalismo, l’editoria. Dall’altra una personalità rock, femminista, diretta e irriverente.
In mezzo, progetti molto diversi tra loro che avevano bisogno di parlare la stessa lingua senza diventare tutti uguali.
Il problema era che
la sua Visual non riusciva a contenerli.
E quando provava a cercare fuori una soluzione, guardando quello che facevano gli altri e prendendo spunto da modelli che sembravano funzionare, finiva per sentirsi finta o la brutta copia di qualcun altro.
Non perché quei riferimenti fossero sbagliati. Semplicemente, non erano Sara.
Siamo partite proprio dal mondo editoriale,
senza però renderlo troppo pulito o impostato.
La struttura rimane semplice e ordinata, mentre fotografie, pattern, contrasti e composizioni più libere ci permettono di cambiare intensità in base a quello che Sara vuole raccontare.
L’obiettivo non era trovare un compromesso tra tutte le sue parti, ma costruire un’identità abbastanza riconoscibile da
tenerle insieme senza chiedere a nessuna di sparire

Il colore parte dalla persona, non da una palette scelta a tavolino.
Elena Faccio, consulente d’immagine
ha lavorato con Sara sui suoi colori, sulla sua immagine e su come questa entra nella comunicazione.
Da questo siamo poi passate al brand,
costruendo una palette che avesse abbastanza possibilità per accompagnare tutte le sue sfaccettature.
Colori più neutri quando serve lasciare spazio alle parole, accostamenti più forti quando invece deve uscire tutta la sua personalità.

E poi il logo
Il punto di partenza è una virgoletta, perché tutto il lavoro di Sara nasce dalle parole.
Ma guardandola cambia. Diventa una lingua, quella provocatoria e irriverente che Sara non ha nessuna intenzione di trattenere.
E ricorda anche la prua di una nave vichinga o un’onda, due immagini che riportano al viaggio, al movimento e a quella parte più istintiva e libera che fa parte di lei.
Un simbolo che, esattamente come la sua identità, non prova a raccontare Sara attraverso una cosa sola.


Sara non aveva bisogno di un’identità che funzionasse bene soltanto in presentazione.
Aveva bisogno di un sistema riconoscibile da tenerla insieme, ma abbastanza flessibile da seguirla mentre passa da un progetto editoriale a un contenuto più personale, da un evento a un nuovo servizio.
E soprattutto di qualcosa che, quando lo guarda,
non le faccia più pensare di stare indossando l’identità di qualcun altro.
Per questo anche i template sono stati pensati per essere semplici da utilizzare e modificare in autonomia.
Non deve diventare grafica.
Deve poter aprire Canva, sapere da dove partire e avere abbastanza libertà per comunicare quello che vuole senza perdere ogni volta la propria identità.


Asia è stata la svolta che aspettavo da una vita! È riuscita a trasformare il caos delle mie mille personalità in qualcosa di unico e potente. Finalmente sento che qualcosa mi identifica al 100%.. Ammetto di aver pianto dalla commozione quando ho ricevuto il materiale, non mi ero mai vista sotto quella luce. è stata un’esperienza catartica anche dal punto di vista umano.
Ora la mia comunicazione è unica e completamente diversa da quella delle competitor del mio settore, le clienti mi riconoscono a colpo d’occhio e il posizionamento è immediato. Arrivano solo donne “rock” con grinta e voglia di fare, e tutto grazie ad un’identità visiva audace, irriverente e professionale.
E il tuo brand,
ti rappresenta davvero?
Se senti che quello che mostri oggi non racconta fino in fondo chi sei e il valore del tuo lavoro, possiamo capire insieme cosa manca e se sono la persona giusta per aiutarti.
Non tutto finisce sui social
BrandInLetter è il mio spazio per parlare di visual, creatività e vita da freelance.
Una mail ogni tanto, quando ho qualcosa che vale davvero la pena condividere.